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In vacanza sul caicco - Massimo Profeti
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ATTTENZIONE: QUESTO ARTICOLO NON RISULTA LEGGIBILE CORRETTAMENTE CON INTERNET EXPLORER. USATE FIREFOX. La vacanza di pesca sul caicco in Turchia E’ opinione diffusa che per un pescatore subacqueo non esiste vacanza migliore della crociera in caicco in Turchia. Questo, se non è sempre vero dal punto di vista esclusivamente venatorio (per questo, certe zone inesplorate del Mediterraneo sono ovviamente migliori), lo è sicuramente da quello della comodità. Chi ha provato l’esperienza non può che confermare, specialmente quando l’organizzazione non è improvvisata e il capogruppo sa come muoversi nel variegato mondo del chartering turco.
In questo articolo troverete buona parte di quanto ho imparato, a mie spese, organizzando (per diletto, non per lavoro) annualmente viaggi di questo tipo a partire dal 1990. Sono cose che è meglio sapere per mettersi il più possibile al riparo dalle fregature. Vi devo però avvertire che non è affatto un lavoro semplice come prendere un aereo Roma-Milano, perché le variabili in gioco sono moltissime. Per questo, almeno la prima volta, vi consiglio di rivolgervi ad un’agenzia italiana, di quelle con lo sportello. Per una volta lasciate perdere le prenotazioni via internet: le esigenze di un pescatore subacqueo sono fuori dagli standard normalmente offerti ai turisti, per cui è necessario parlare direttamente con qualcuno in carne ed ossa per assicurarsi che le abbia comprese e sia in grado di garantirci che siano rispettate. Ovviamente la vacanzacosterà di più, ma sarete più garantiti contro gli imprevisti che nell’organizzazione di un viaggio di questo tipo sono sempre dietro l’angolo. La vita a bordo e la scelta dei compagni di viaggioIl caicco è come un albergo mobile galleggiante, che ogni giorno ci permette di pescare in un posto diverso, a nostra scelta. Basta dire al capitano dove ci vogliamo svegliare la mattina dopo, e il gioco è fatto. La differenza importantissima con altri tipi di vacanza in barca consiste nella presenza dell’equipaggio, che si occupa di tutte le incombenze che possono rovinare il clima a bordo se c’è qualcuno che non ha voglia di lavorare. Ecco la giornata tipo, per come tendiamo ad organizzarla noi: l'equipaggio si sveglia presto perché di solito dorme sul ponte. Sbrigate le prime faccende, mette in moto la barca, naviga quelle 2 orette per raggiungere la caletta che abbiamo scelto sulla carta la sera prima, ormeggia e prepara la colazione. Nel frattempo ogni ospite si alza all'ora che gli pare, sebbene il trambusto a bordo conceda poco spazio ai dormiglioni (al limite portatevi i tappi per le orecchie). Chi vuole si butta a pescare per tutto il tempo che vuole (compatibilmente con la disponibilità del tender e degli spostamenti programmati del caicco), torna in barca, consegna il pesce al marinaio che si occuperà di pulirlo e prepararlo per essere cucinato secondo le nostre preferenze, mette via la roba da pesca (oppure la lascia in giro, tanto c’è spazio per tutti, ma il sole picchia ed è meglio riporre tutto all’ombra), si fa una bella doccia calda in cabina o fresca sul ponte, in base all'ora fa merenda o pranza o cena, e per il resto del tempo che ha a disposizione si fai i cavoli suoi (legge un libro, gioca a carte, cazzeggia con gli amici, si vanta delle sue gesta di pescatore, ecc…). Se poi è accompagnato dalla sua dolce metà, potrà stare tranquillo che lei non sarà incavolata se l’ha abbandonata per tanto tempo, perché è stata a chiacchierare fitto fitto con le sue amiche e non si è neanche accorta che sono passate 6 ore da quando lui è sparito fra i flutti. A mio modesto giudizio, non c’è paragone con qualsiasi vacanza a terra nella quale vogliamo coniugare un’intensa attività di pesca con la presenza di moglie o fidanzata. Sempre che ce la vogliamo portare. Anche chi si porta i figli troverà tutto particolarmente comodo, sebbene occorrerà fare attenzione ai bambini molto piccoli o a quelli particolarmente vivaci perché gli spazi e l’architettura delle barche sono a misura di adulto. Non sempre i bambini arrivano a reggersi ai corrimano, per cui bisognerà spiegargli bene come muoversi a bordo, specialmente se sono alla loro prima vacanza in barca. Per i single in cerca di compagnia possiamo dire che, sebbene sia da escludere qualsiasi speranza di rimorchiare all’esterno della barca che rimane un microcosmo isolato che raramente instaura contatti che durino più di qualche ora con la terraferma o con altre barche, possono tuttavia nascere facilmente storie d’amore a bordo, favorite dalla vita spensierata e dall’atmosfera romantica. La formula più gettonata nella formazione del gruppo di ospiti rimane tuttavia quella della compagnia di “maschiacci”, che è per l’appunto quella che più spesso mi trovo ad organizzare nel periodo giugno-luglio. L’assenza delle donne a bordo (e mi perdonino le signore per il discorso un po’ maschilista), se verso la fine della settimana comincia a farsi sentire, d’altro canto rende meno problematico impostare le giornate con l’esclusivo intento di cercare i posti migliori per la pesca senza dover tenere conto che magari sono già 3 giorni che non si scende a terra per una passeggiatina e un po’ di shopping. Anche la goliardia a bordo ne gioverà notevolmente (un esempio nella foto qui a destra). I maschi, si sa, sono più facilmente adattabili alla vita spartana e a standard di igiene più bassi. Non è comunque necessario porre particolare attenzione nella scelta dei compagni di viaggio: donne o uomini che siano, tutte le problematiche che generalmente emergono durante i viaggi in barca a vela e che spesso sono causa di feroci litigate, sul caicco semplicemente scompaiono: dato che di solito si litiga perché c’è qualcuno che non rispetta gli spazi altrui o non ha voglia di fare il suo dovere di marinaio, sul caicco le cause di attrito non esistono perché le barche sono molto più grandi e c’è un equipaggio che si occupa di tutto ed è sempre pronto a soddisfare qualsiasi nostro desiderio, per cui vengono cancellate alla base tutte le possibilità che nascano divergenze a bordo. In quasi 20 anni di viaggi, soltanto un paio di volte ho assistito a dissapori fra gli ospiti, e in entrambi i casi sono accaduti per problemi di rapporti personali fra i contendenti, che non avevano niente a che vedere con la vita di bordo. Fra l’altro, non è necessario che per una vacanza “tutto pesca” come questa gli ospiti siano per forza tutti pescatori, anzi. I cosiddetti “mangiatori di pesce” sono sempre i benvenuti a bordo, perché diminuisce il numero di “concorrenti” sul territorio. Sempre che i pescatori presenti siano sufficientemente bravi da sfamare tutti... Neanche l’eterogeneità delle generazioni a bordo crea problemi: se vi fa piacere stare un po’ insieme a qualche parente o conoscente più anziano, al quale non riuscite mai a dedicare più di una serata ogni tanto, fate come me: io mi porto spesso mio padre (qui a sinistra), arzillo 75enne col quale passo sempre troppo poco tempo d’inverno. La vacanza in caicco è un ottimo modo di rimediare. A volte è venuto anche qualche suo coetaneo che si è sempre trovato bene. Chi pesca solo con la canna avrà parecchie delusioni perché i luoghi dove ancora il caicco sono generalmente calette riparate e prive di prede interessanti. Per combinare qualcosa bisognerebbe spostarsi con la barca appoggio, che però è sempre monopolizzata dai sub. Mio padre le prime volte portava parecchia attrezzatura, poi ha rinunciato per manifesta inutilità. Ogni tanto capita di prendere qualcosa a traina durante gli spostamenti del caicco. Quando si tratta di decidere se organizzare una vacanza con le donne a bordo, per quanto mi riguarda mi regolo in base al periodo: ad inizio o fine estate facciamo tutti maschi, mentre ad agosto andiamo a coppie, ammettendo anche i single ambosessi. Siamo nell’Egeo e la notte c'è sempre un cielo bellissimo, come nelle isole greche, molto limpido e romantico. Quando non c’è la luna capita spesso di fare le ore piccole sul tetto a guardare lo spettacolo delle stelle cadenti. Questo è uno dei tanti aspetti che fanno sì che la vacanza piaccia molto anche alle ragazze di tutte le età. Un altro, più prosaico ma efficacissimo, sta nel fatto che è uno dei pochi momenti della vita in cui possono finalmente dimenticarsi di tutte le faccende domestiche. E non fate l’errore di portarcele solo una settimana, magari con la seconda a terra: ve ne pentireste. Fatene due in barca, magari con la terza a terra. La vita a bordo scorre in modo talmente piacevole che sette giorni sembrano avere la durata di un week-end. Non si contano le volte che ho sentito gli amici pentirsi di aver limitato la permanenza ad una settimana per il timore di annoiarsi.Un altro vantaggio di non poco conto è che probabilmente è l’unico viaggio in barca che può essere fatto anche da chi soffre il mare. Infatti, la conformazione molto frastagliata della costa consente sempre di ormeggiare la barca in calette e insenature molto riparate, con l’acqua immobile. Lo dico con certezza perché portato a bordo vari campioni del mondo di mal di mare, che però sul caicco non hanno mai avuto problemi, anche durante i brevi spostamenti attraverso le zone più battute dal vento. In sostanza possiamo concludere che come vacanza va bene per tutti, salvo gli iperattivi che devono andare continuamente in giro a vedere posti nuovi, o i fissati che se non rimorchiano la vacanza è andata male.
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Per quanto riguarda la presenza di pesce, abbiamo constatato un calo vistoso nel corso degli anni, come del resto in tutto il Mediterraneo. A partire dal 1995 c'è stato un grandissimo boom turistico, che ha alimentato il proliferare di alloggi, ristoranti e pescatori improvvisati, ovvero bombaroli e bracconieri di ogni tipo, come nelle zone turistiche della Grecia. Il risultato è stato un progressivo depauperamento ittico che, di anno in anno, ha portato praticamente il deserto in molte zone. Per soddisfare le richieste, negli ultimi anni sono nati molti allevamenti di pesce che, tutto sommato, fanno comodo anche a noi perché riducono la pressione sul selvatico e contribuiscono a ripopolare il mare con i pesci che ogni tanto scappano dalle reti. Il problema generale della zona della Turchia che frequentiamo abitualmente è che la costa è quasi ovunque a picco, quindi il territorio di caccia è limitato alla distanza di 50-100 metri dalla riva, dopo di che c'è l'abisso. I pochi tratti di basso fondale pianeggiante sono già deserti da anni, mentre quelli con franate e risalite un po' più fonde e in corrente ancora resistono. Diciamo che in linea di massima, ormai, si pesca quasi esclusivamente sotto i 15 metri. Per questo, chi è abituato a pescare solo in bassofondo o non è molto allenato, deve essere altamente specializzato nella tecnica dell’agguato in superficie (che dà ancora buoni frutti), altrimenti troverà parecchie difficoltà per rimediare qualche pesce. Invece, per chi scende un po', il pesce c'è quasi sempre. Io di solito pesco a Santa Marinella, 50 km a nord di Roma, dove mi capita spesso di fare cappotto. Anche in Turchia succede, ma raramente. Fino alla fine degli anni ’90 riuscivo a nutrire da solo tutta la combriccola di amici a bordo. Oggi il pesce è ancora diminuito e sempre più smaliziato, anche se non come da noi.
.JPG) .JPG) Un po' di amici ritratti con le loro prede
Una volta era veramente strapieno di cernie di tutte le dimensioni. Oggi se ne trovano molte meno e difficilmente sopra i 5-6 chili. Di recente è diventata specie protetta (ma è proibita solo per la pescasub). Vedremo se il divieto contribuirà ad aumentarne la popolazione. Una specie che si trova abbastanza facilmente è il dotto (purtroppo anch’esso proibito dal 2006. Speriamo che cambino idea in futuro), che a volte compare in grandi branchi composti da pesci che raggiungono i 6-7 kg. Sono piuttosto difficili da catturare, ma daranno molte soddisfazioni a chi predilige l’aspetto profondo. I saraghi sono i pesci più comuni e si prendono principalmente all'agguato. Una volta si catturavano molto facilmente in tana e all'aspetto, ma recentemente si sono fatti molto più furbi. Le corvine sono molto rare, tutte profondissime ma in compenso poco smaliziate.
Una piacevole sorpresa degli ultimi anni è la presenza sempre più consistente di orate, che fino al 2000 erano praticamente assenti, ma che oggi si trovano abbastanza facilmente, sicuramente in conseguenza del proliferare degli allevamenti. Speriamo di poter fare presto lo stesso discorso per le spigole che, sebbene rimangano quasi assenti, cominciano a comparire ogni tanto, qua e là. Prima dell'estate si incontrano spesso branchi di ricciole, di solito composte da esemplari da 3-4 chili. In qualche caso mi è capitato di vederne di grandi come sommergibili, ma non sono mai riuscito a portarle a tiro. Solo di recente ho incontrato e catturato la mia prima leccia turca, di buone dimensioni (12 kg). I pescatori locali mi dicono che ne girano, ma sono meno frequenti delle ricciole. Fino a qualche tempo fa i dentici erano ovunque: bastava andare dove c'era una punta o uno scoglio con un po' di corrente in mezzo al mare, e si trovavano. Prenderli era un altro paio di maniche, ma non erano impossibili. Oggi si sono un molto rarefatti a causa dell’intenso prelievo da parte dei professionisti, ma nei posti buoni abbiamo la certezza di incontrarli sempre. Dalle parti di Marmaris, qualche anno fa, mi è capitato di vedere il più grosso branco di dentici grossi della mia vita: una specie di muro di 2-300 bestie, tutte sopra i 6 chili. Purtroppo eravamo in parete e i furbacchioni navigavano piuttosto staccati dalla costa. Gli ho fatto un primo aspetto a 17 metri, ma loro dopo una rapida occhiata sono andati più a fondo. Allora gliene ho fatto un altro a 24 e loro sono scesi a 30-32. Ne ho fatti altri, sempre a 24 (perché c’era l’unico nascondiglio di buona qualità e perché per principio cerco di evitare di scendere oltre i 25) ma non si sono più presentati. Maleducati!!A volte capita di incontrare specie di pesci che dalle nostre parti sono rarissime o addirittura assenti. Nel 2008 abbiamo incrociato un branco di Spanish Mackerel, probabilmente provenienti dallo stretto di Suez, che hanno la bella abitudine di navigare ad un paio di metri di profondità e di avvicinarsi incuriositi al subacqueo che nuota in superficie. Non sono comunque catture facili perché nuotano in continuazione a velocità sostenuta e non si avvicinano mai troppo. Ne abbiamo catturati un paio e padellati una decina.
C’è anche la possibilità di vedere spettacoli unici. In una baietta dalle parti di Marmaris, in primavera, si riunisce una colonia di femmine gravide della specie Carcharhinus plumbeus, lo squalo grigio del Mediterraneo. Stanno a pochi metri di profondità e fanno avanti e indietro lungo una parete lunga circa 200 metri, probabilmente perché è l’unica zona nella quale in quel periodo, per un particolare gioco di vento e correnti, si trova acqua sensibilmente più calda rispetto ai dintorni. Si suppone che la temperatura più mite favorisca la gestazione. A luglio abbandonano definitivamente la zona, probabilmente in seguito al parto, ma non ne siamo sicuri. Ho visto questi pesci (belle bestie di un paio di metri) per la prima volta nel 1998 e li ho potuti fotografare nel 1999. Nel 2001 ho scritto un reportage che è stato pubblicato su Sub. Per motivi di salute non ho potuto rinnovare le spedizioni di studio sugli animali, ma fortunatamente questo compito è stato assolto nel frattempo da una valida equipe di ricercatrici dell’ICRAM, che raccontano i risultati delle loro osservazioni sul sito www.medsharks.org. Di recente ho consegnato all'equipe anche alcune mie immagini, per aggiungerle all’archivio. Su youtube si trovano un paio di filmati. Per riprendere gli squali si usano le classiche tecniche dell’aspetto, perché sono animali molto diffidenti che non si lasciano avvicinare facilmente. Nella zona è proibito qualsiasi tipo di pesca e di immersioni con le bombole, ma ci si può andare in apnea. L’area è circoscritta da una serie di boe che avvertono i bagnanti della possibilità di trovarsi faccia a faccia con squali di 2 metri. Sembra di essere in California!
Per finire l’argomento pesca, vi racconto cosa videro le mie fosche pupille la prima volta che mi tuffai in un posto (nella foto qui sotto) vicino a Datcha nell’estate del 1990. Tenetevi forte.
Fuori dall'acqua c'è una lingua di roccia, larga poche decine di metri e lunga diverse di centinaia, che sott'acqua prosegue con la stessa conformazione e una discreta inclinazione verso il basso. A sinistra (nella foto sarebbe a destra, alle spalle del fotografo) è un po' più pianeggiante, mentre verso destra cade più decisamente. All'epoca non usavo ancora fucili lunghi, così facevo lunghe planate a mezz'acqua per stanare qualche bel serranide. Ad un certo punto mi sono trovato su un fondale di una venticinquina di metri e sono rimasto a bocca aperta di fronte al seguente spettacolo: a sinistra, sul pianoro, un tappeto a perdita d'occhio di saraghi. Saranno stati almeno un migliaio. Fra i sassi, sulla mia verticale, cernie di tutte le dimensioni, a spasso o in candela. Da sotto il ciglio alla mia destra, grossi dotti incuriositi, in avvicinamento. Lungo il ciglio, dentici a zonzo. Ad un certo punto ho visto anche un branco di ricciolette a mezz'acqua. Cosa ho fatto? Per mezz’ora abbondante mi sono immerso fino a 10-12 metri rimanendo immobile a godermi lo spettacolo: avevo lo strano presentimento che cose del genere negli anni futuri non ne avrei più viste (e avevo ragione). E poi era anche l'ultimo giorno di vacanza e non c'era il tempo di cucinare il pesce... Al giorno d’oggi, pur rimanendo il miglior posto della zona, troveremo di sicuro solo qualche cerniotta e un branco stanziale di dentici, peraltro piuttosto smaliziati. Però, vista la posizione geograficamente favorevole, con un po’ di fortuna può capitare di incrociare il passaggio di qualche bel pelagico. La leccia di cui sopra l’ho presa proprio lì, in primavera.
.JPG) La leggeFino alla fine degli anni ’90 la pesca subacquea era completamente libera. Poi al ministero dell’ambiente si sono accorti di noi e hanno cominciato a legiferare in modo non sempre sensato. I provvedimenti hanno previsto, nel tempo, roba tipo il divieto dell’uso di fucili più lunghi di 71 cm o l’interdizione di qualsiasi attività di pesca per gli stranieri, tanto per fare un paio di esempi. Le ultime disposizioni, contenute nel regolamento biennale emanato dal ministero nel 2004 e reiterate nel 2006 e nel 2007, prevedono che se uno straniero vuole praticare la pesca (anche subacquea), deve essere controllato da un accompagnatore autorizzato ed essere in possesso di un permesso temporaneo (chiamato stamp nella traduzione inglese) della validità di tre giorni e dal costo di circa 8 euro, nel quale deve essere specificata la zona di pesca. Come si può intuire, la faccenda non è proprio semplice da risolvere, specialmente per quanto riguarda l’accompagnatore. Da quello che siamo riusciti a capire con l’aiuto di amici turchi, la licenza di guida per gruppi di stranieri che intendono pescare, secondo la circolare, deve essere rilasciata a (o da, non si è capito) una agenzia turistica di classe A. Cosa significhi esattamente questa classificazione non siamo riusciti a capirlo, però abbiamo scoperto che la persona che idealmente dovrebbe ricoprire il ruolo di guida per il nostro gruppo di pescatori, ovvero il comandante della barca, oggi (probabilmente perché è stata semplificata la legge) può tranquillamente ottenere la licenza mediante una semplice richiesta al ministero. Lui stesso, poi, può provvedere a procurare i permessi personali nei giorni precedenti all’arrivo del gruppo, per evitare di perdere tempo all’inizio della vacanza. Altro elemento da tenere in conto è l’inasprimento delle sanzioni, anche per la guida subacquea, che è il principale responsabile delle malefatte degli stranieri, ad esempio in caso di cattura di specie protette, come le cernie e... (non ridete) la polpessa! C’è poi la questione del pesce che in turco si chiama Lahoz. Con questo nome si identificano in realtà due specie, per noi piuttosto importanti: il dotto (Epinephelus Alexandrinus, noto come Black Lahos) e la cernia bianca (Epinephelus Aeneus, o White Lahos). La circolare, nel testo originale, prevede il divieto di cacciare col fucile i pesci chiamati Orfoz (cernia) e Lahos, ma non specifica il nome latino della/e specie protette. La cernia bianca è estremamente rara, per cui il provvedimento pare avere senso, mentre il dotto è presente in notevoli quantità (anche se catturarne di grossi è un altro paio di maniche), per cui la protezione sembra meno logica. Siamo in attesa di delucidazioni da parte del ministero, appena ci saranno novità vi informeremo. Intanto, però, il capitano ci ha già detto che per evitare rischi di multe sarà meglio lasciar stare i dotti. Altra disposizione importante è il divieto assoluto di raccogliere reperti archeologici. E' pieno di anfore dappertutto, ma guai a toccarle: ti sbattono dentro e buttano la chiave! E’ un reato equivalente allo spaccio di droga (avete visto il film Fuga di mezzanotte, vero?). C’è anche chi sostiene che portino sfortuna: nell’estate 2007 il buon Alberto Martignani, durante un aspetto, si è distratto dall’azione di caccia per osservare alcuni cocci sul fondo. Per vederli meglio ha posato il fucile e ne ha preso uno in mano. Ovviamente, il destino beffardo e crudele ha voluto che proprio in quel momento gli passasse davanti una bella ricciolona, alla quale non ha fatto in tempo a sparare! Alberto ha pubblicato un divertentissimo resoconto (prima e seconda parte) dei 15 giorni che ha passato a bordo del caicco.
Le caratteristiche geografiche della zona operativaCliccando sul link qui sotto comparirà una mappa di google della zona nella quale ci muoviamo abitualmente, facendo base a Marmaris e spingendoci a nord fino a Datcha o alla punta di Knidos, un sito archeologico molto bello che però sulla mappa non compare.
http://maps.google.com/?ie=UTF8&ll=36.803787,27.898407&spn=0.475019,1.384277&t=h&z=10&om=1
Come si può vedere sulla mappa, la costa è un continuo susseguirsi di fiordi e insenature, quindi l’ormeggio non è mai un problema. Una delle cose veramente impagabili di questo tipo di vacanza è che c’è sempre la possibilità, anche la sera del 15 agosto, di trovare la baietta in cui l’unica barca presente è la nostra. Alla faccia di chi si ammucchia in spiaggia e al ristorante! C’è da tener presente che il vento dominante della zona è il melteni, che nell’Egeo soffia da nord-ovest, ma da queste parti tende spesso ad incanalarsi parallelamente alla costa o lungo le strette gole, e generalmente si alza dopo mezzogiorno. E’ un vento abbastanza teso ma, dato che ci troviamo in zone comunque un po’ riparate da una costa sempre piuttosto alta, l’intensità non ha niente a che vedere con le bufere che nelle isole greche impediscono spesso di pescare. Solo alcune zone, come il canale fra l’isola di Kos e la terraferma dalle parti di Bodrum, sono note per le potenti raffiche che spesso disturbano la navigazione dei caicchi. Comunque, tutti i versanti sud della costa presentano mare quasi sempre calmo, con la fregatura che spesso le zone più pescose sono invece quelle più esposte al vento.
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Dato che ci si trova quasi sempre all’interno di golfi grandi e piccoli, la corrente, se c’è, è di solito trascurabile. Sulle punte, invece, si deve spesso faticare per mantenere la posizione. La cosa che più colpisce della costa è che il suo aspetto è completamente diverso da come uno se lo aspetta. Visto quanto sono brulle le isole greche nei dintorni, si è indotti a pensare che la costa turca sia uguale. Invece no o, meglio, solo i tratti battuti dal meltemi. Ma basta girare l’angolo e si scoprono insenature in cui la fittissima vegetazione selvatica arriva fin sulla spiaggia. Il motivo è legato alle caratteristiche della stagione invernale, molto piovosa, contrariamente all’estate che è molto secca. Stefano Makula racconta di aver trascorso bellissime vacanze con i genitori in campeggio libero molti anni fa, da quelle parti. Dice che erano normali gli avvistamenti giornalieri di orsi e lupi a terra e di squali in mare. Altri tempi. I voliLa preparazione di un viaggio in caicco parte ovviamente dalla prenotazione dei voli. Sappiate subito che chi si accolla l'onere dell’organizzazione avrà parecchi mesi di lavoro e di ansie prima della partenza. Gli aeroporti della zona sono, da nord-ovest a sud-est: Bodrum, Dalaman e Antalya. A seconda di dove si intende salire o scendere dalla barca si può decidere eventualmente di arrivare e ripartire da due aeroporti diversi, ma è una soluzione limite che non consiglio per non complicare ulteriormente un viaggio già di per sé piuttosto difficile da organizzare. Se la barca fa base a Bodrum, la scelta sarà obbligata a quell’aeroporto, mentre se fa base a Marmaris si può volare su Dalaman (un po’ meno di 2 ore di minibus) o su Rodi (50 minuti di aliscafo, parte 2 volte al giorno).Volando su Dalaman si può chiedere che la barca ci aspetti (all’arrivo) o ci lasci (in partenza) in un altro porto che si trova a 20 minuti di minibus ad est dell’aeroporto: Gocek. E’ un paesino che si è sviluppato recentemente a causa della vicinanza a Dalaman. Con la base a Gocek si può andare verso Marmaris, ma ci sono pochi approdi, o fare una crociera nella zona che arriva fino a Fetyie, dove il fondale presenta numerose isole e secche, o proseguire fino alla zona di Oludeniz, probabilmente il posto più famoso della zona per la spettacolarità delle riprese aeree. Se la barca fa base fissa a Marmaris, la soluzione migliore è stata, fino al 2007, abbinare il volo Charter diretto Roma-Rodi della compagnia AirOne con il trasferimento in aliscafo Rodi-Marmaris. La partenza era un po’ scomoda come orario (le 7:00), ma permetteva di evitare di passare una notte a Rodi o ad Atene. Purtroppo, nel 2008 il volo è stato spostato al pomeriggio. Speriamo che l’anno prossimo cambino idea. Intanto, notizia dell’ultim’ora, pare che il charter della mattina sia stato da poco introdotto dall’Alitalia. L’atmosfera rilassata dei voli charter permette fra l’altro di evitare di sottostare alle ferree regole sul peso dei bagagli che fino a qualche anno fa le antipaticissime impiegate dell’aeroporto di Dalaman non mancavano mai di applicare (8 dollari in più per ogni chilo eccedente i 20 regolamentari). Un altro motivo per evitare Dalaman era legato allo scomodissimo orario di partenza per il ritorno in Italia: le 4:30 del mattino. Fortunatamente di recente è stato aggiunto un volo in orario più comodo, verso le 10 del mattino.
La barca .JPG)
Per prenotare un caicco si può agire in diversi modi, la cui economicità è inversamente proporzionale alla certezza della qualità del servizio che otterremo. Per ogni possibilità vedremo difficoltà, vantaggi e svantaggi.
1. Prenotare un pacchetto, completo di trasferimenti aerei, in una qualsiasi agenzia di viaggi in Italia. E’ la soluzione più facile ma, ovviamente, anche la più costosa, perché sul costo base della barca ci saranno i ricarichi dell’agenzia turca e di quella italiana. Considerate che il prezzo della barca sarà più o meno raddoppiato rispetto alla prenotazione diretta al proprietario. In ogni caso, l’agenzia vi presenterà alcuni cataloghi, sui quali potrete scegliere la barca che preferite. Per non avere problemi e contestazioni, le agenzie preferiscono andare sul sicuro, quindi tendono a proporre sempre barche di alta qualità (e prezzo conseguente), anche come sevizio a bordo. Se è la prima volta che fate un viaggio del genere e non avete il budget ridotto all’osso, vi consiglio questa soluzione perché il fatto di avere un’agenzia italiana come referente è una sicurezza di non poco conto. Fra l’altro, per evitare che la gente si organizzi da sola, negli ultimi tempi le agenzie hanno abbassato parecchio i prezzi.
2. Prenotare una barca presso un’agenzia in Turchia. Togliendo l’agenzia italiana dalla catena il prezzo si riduce, anche se non in modo drastico. Ovviamente le difficoltà aumentano perché non si parla (quasi) più italiano ma inglese, perché non vedremo in faccia i nostri interlocutori e tanto meno un vero depliant con le barche a disposizione. Se saremo fortunati ci sarà un sito internet su cui documentarsi, altrimenti ci manderanno un fax con la descrizione di un paio di barche (le foto saranno ovviamente illeggibili, ma le piantine dovrebbero essere sufficientemente interpretabili). Un vantaggio di questa soluzione consiste nel fatto che l’agenzia ha generalmente una sede nel porto base della barca che affitteremo. Quindi, in caso di reclami, li avremo a portata di… arbalete! Per allacciare contatti con le agenzie turche basta fare (la prima volta che si va in Turchia) una giratina in qualsiasi porto: i moli sono zeppi di caicchi che hanno in bella evidenza striscioni con telefono, e-mail e fax dell’agenzia che li affitta e che generalmente ha un ufficio nel porto. Ci si può andare a parlare direttamente o segnarsi un po’ di contatti per l’anno successivo. In alternativa si può fare una ricerca sul web, dove ormai sono approdate tutte le agenzie. Potete prendere contatto dai loro siti, magari cercando di contrattare un po’ sul prezzo: tenete conto che negli ultimi anni questo tipo di vacanza è molto inflazionata, quindi non dovrebbe essere difficile ottenere sconti. Ecco qualche link: http://www.marinero.com/ http://www.cruiseturkey.com/gulet.htm http://www.forzatre.it/pagina5.html http://www.holitur.com.tr/ http://www.geocities.com/cefrisirin/English/english.htm
Come dicevo, provate anche a farvi una ricerca per conto vostro: i turchi sono un popolo molto intraprendente e credo che i siti con la pubblicità di caicchi siano ormai moltissimi. Parole chiave: gullet (goletta, cioè caicco in inglese), Turkey, turkish, boat, chartering, ecc... 3. Prenotare una barca contattando direttamente il proprietario in Turchia. Questa soluzione è la migliore dal punto di vista economico perché permette di spuntare prezzi veramente imbattibili, ma è anche la più difficile da attuare perché la maggior parte delle barche sono di proprietà delle agenzie o comunque ad esse vincolate per contratto. I proprietari indipendenti sono pochi e non hanno grande visibilità, per cui tendono ad affidarsi comunque alle agenzie per riempire i periodi vuoti. L’unico modo per ottenere un contatto con un proprietario è la solita ricerca su internet o, una volta sul posto, spulciarsi tutte le barche nei porti fino a trovare quelle col padrone a bordo. A parte una non elevata professionalità nella definizione del contratto di affitto prima della partenza, il contatto diretto ha anche il vantaggio di una maggiore elasticità rispetto a quello con l’agenzia, nel senso che eventuali cambiamenti di programma all’ultimo momento da parte nostra, generalmente non comportano penali. Tutto il lavoro organizzativo fino a qualche anno fa si svolgeva in maniera molto informale per telefono e via fax. Oggi si lavora più agevolmente con e-mail ed SMS. Per questo, se non si conosce bene la persona con cui si ha a che fare, è buona norma non dare troppa confidenza e pretendere un minimo di professionalità e di garanzie dalla controparte. Il turco, dal canto suo, chiederà giustamente un anticipo sulla cifra finale. Avendone viste di tutti i colori (nel bene e nel male) nel corso degli anni, il consiglio è di non avventurarsi nella trattativa diretta con i turchi se non si è più che sicuri dell’affidabilità del contatto, capitano o agenzia che sia. Può accadere di vedersi affibbiare barche mezze scassate, con i bagni che perdono, ecc. Il contratto standard dei caicchi prevede quanto segue. Si affitta la barca con equipaggio (composto dal capitano più un numero variabile di persone, da uno a tre, in base al numero degli ospiti e alle dimensioni della barca) per una cifra giornaliera che va dai 200 euro in su (anche 3000 per le barche più grandi e più belle). In alcuni casi l’unità di misura è la settimana e non il giorno, ma le cifre si equivalgono. Il prezzo comprende anche il gasolio ma non la cambusa, quindi bisogna scegliere una di queste due possibilità:
• Si pagano a forfait una venticinquina di euro a testa al giorno per mangiare quello che si beve. E non ci si cura di niente. • Si rifornisce a nostre spese la cambusa che però deve includere anche cibo e bevande per l'equipaggio.
I turchi propongono sempre la prima perché gli conviene di più. Io invece ho sempre premuto per avere la seconda perché, pur essendo un po' una scocciatura (specialmente il primo giorno, appena arrivati, stanchi del viaggio, fare la spesa per tutti, sono spesso 10 carrelli di supermercato pieni, insomma…), fa risparmiare un sacco di soldi e permette di scegliere sempre personalmente la propria dieta. Noi italiani, poi, dal punto di vista della cucina siamo dei gran rompiscatole, quindi è meglio controllare le cose il più possibile. Il cuoco, per le nostre abitudini alimentari, non sempre sarà all’altezza della più scarsa casalinga italiana, ma di solito è molto gentile e farà di tutto per accontentarci (anche lasciandoci cucinare per imparare le nostre ricette). Il problema fondamentale nella scelta della barca è che questa si paga intera e non a cabine (volendo si trovano anche con questa formula, ma ritengo sia da evitare perché la presenza di estranei non consente di disporre a nostro piacimento della barca e del tender), mentre i gruppi si formano radunando persone singole, coppie, o piccoli nuclei familiari di 3-4 persone. Dato che le barche più grandi costano di più, lo scopo del gioco è trovare una barca grande abbastanza da contenere tutti i partecipanti, ma non troppo grande per non rischiare di tradurre la divisione del costo della barca in cifre astronomiche pro capite. Dopo qualche esperienza traumatica per i portafogli, ho imparato a scegliere barche più piccole possibile: meglio lasciare fuori qualche amico ritardatario, che essere salassati su una barca enorme dalle cabine vuote. La cosa peggiore è cercare accoliti dieci giorni prima di partire: sembra di chiedere l'elemosina. Il consiglio, quindi, è: prima formate il gruppo di amici sicuri di partecipare, poi cercate la barca di dimensioni adeguate. Di solito bisogna mandare un anticipo. Non fate l’errore di anticipare i soldi per i vostri amici che “poi ve li ridaranno”: chi vuole venire si deve impegnare subito, anche e soprattutto dal punto di vista economico. Di solito, se si prenota direttamente in Turchia, non è possibile pagare con carta di credito. Fate un bonifico internazionale per l’anticipo e pagate il saldo in contanti una volta a bordo. Evitate il saldo con il bonifico perché, se non arriva in tempo, vi buttano a mare! (scherzo! Comunque è meglio saldare in loco, dopo aver visto che la barca esiste e galleggia). L'eventuale aggiunta all'ultimo momento di altre persone, spesso si risolve con il cambio per una barca più grande che i turchi vi trovano più volentieri perché è più costosa, mentre non è vero il contrario, anche perché le barche più piccole sono anche più rare e più richieste. Il taglio minimo che ho visto è di tre cabine doppie. Di solito ognuna ha il suo bagno, ma non tutte, specialmente sulle imbarcazioni più piccole. Ad esempio, una su cui sono stato aveva tre cabine ma due bagni soli. E la doccia all'esterno, fredda. Per un gruppo di maschiacci va bene; ma le signore le porteremo su un'altra barca, un po' più confortevole, anche se più costosa.
La struttura del caicco può essere di due tipi: quella tradizionale o il Ketch. La prima ha una poppa larga e tonda, occupata quasi interamente da una grandissima invenzione: i cuscinoni. Si tratta di una serie di materassini, composti in forma semicircolare sulla quale ci si sbraca volentieri a tutte le ore. E’ un posto fantastico per la pennichella pomeridiana. E’ un po’ il salotto della barca, riparato dal vento e coperto da un tendalino a struttura rigida. Molta gente preferisce dormire lì sotto piuttosto che in cabina. Davanti ai cuscinoni c’è il tavolo da pranzo e più avanti ancora la zona col timone e la strumentazione per navigare, riparata da una tettoia di legno. Proseguendo verso la prua, a volte scendendo qualche scalino, si arriva nella zona della cucina e della dispensa. Più avanti c’è un corridoio, ai cui lati si trovano le cabine dei passeggeri. Il tetto delle cabine è un grande ponte scoperto, pieno di materassini di gommapiuma, sul quale si può prendere il sole di giorno, o sul quale viene montato un tendalino per fare ombra o riparare dall’umidità della notte. L’equipaggio solitamente dorme all’aperto o nelle apposite cabine a cui si accede dall’esterno, a prua. La barca di tipo Ketch ha la poppa molto più alta perché sotto di essa ci sono due grandi cabine armatoriali. La zona di pilotaggio è in posizione più avanzata e la cucina trova posto da qualche parte a poppa. Le cabine normali sono verso la prua. Come ho detto, tutte le cabine in genere hanno un letto matrimoniale, anche se non molto grande, e un bagno privato con doccia calda. Quando prenotate, controllate che tutte le cabine rispondano a questi requisiti minimi e diffidate delle barche che non li hanno: probabilmente sono molto vecchie, non sono state mai ristrutturate, e le probabilità che sia una carretta sono alte. Le barche più grandi e lussuose (e più costose) hanno spesso gingilli tipo windsurf o sci nautico, l’aria condizionata, cabine con il letto matrimoniale molto spazioso e uno o più armadi e gavoni e, in certi casi, un letto singolo sopra al matrimoniale, ideale per chi ha bambini, o non ha voglia di mettere i bagagli nell’armadio o vuole sempre a portata di mano i pezzi di ricambio dell’attrezzatura. Se avete il bimbo e volete sapere se c’è il lettino supplementare, chiedetelo espressamente: non sempre dal disegno della barca si capisce se c’è. Di solito a bordo c’è un generatore di corrente a 220 volt, ma viene acceso raramente perché è piuttosto rumoroso. Non ci fate affidamento. Tenete conto che la 220 l’avrete assicurata solo nei porti, dove la barca prenderà la corrente dalla banchina. E’ importante mettersi d’accordo sui porti di imbarco e sbarco, cioè dove ci deve portare il minibus dall’aeroporto e dove deve venirci a riprendere. In generale suggerisco di rimanere nella stessa zona se si fa una crociera corta (diciamo una settimana), mentre si può decidere di esplorare un tratto maggiore di costa con una crociera di almeno 2 settimane. Tenete presente che se il porto di imbarco/sbarco è lontano dal porto base della barca, si paga il/i giorno/i in più di navigazione necessari per il trasferimento dalla/alla base. Ovviamente, il trasferimento in minibus dal/all’aeroporto si paga a parte.
Il tender Una cosa che mi ha sempre fatto impazzire è la ricerca di una barca con un tender che garantisse un livello minimo di galleggiabilità e di motorizzazione che consentisse di portarci a pesca e venirci a riprendere. E’ sempre stata una lotta impari, costellata di delusioni. Ho finito per accettare quello che il destino ogni volta mi riservava. Di solito i caicchi hanno una specie di vasca da bagno di plastica, dotata di un motore che non sempre è degno di questo nome. Non sperate di trovare motorizzazioni superiori ai 10 hp, sebbene i turchi, in fase di prenotazione, cerchino sempre di convincerci che come tender ci sia un Riva Superaquarama. Si va a fortuna: quello che trovate quando arrivate, ve lo tenete. E ricordatevi che il peggio non è mai morto: una volta me ne è capitata una che non stava neanche a galla: era appesa a poppa solo per bellezza!
Mamma li turchi!!! I turchi sono una popolazione mediamente molto ospitale e gentile. Tipo i greci, ma un po’ meno scorbutici. Purtroppo hanno anche imparato in fretta che il turista è in primo luogo un pollo da spennare e in questo sono anche più bravi dei greci. Gli standard di igiene e pulizia non sempre sono come i nostri, ma non ci sarà problema se gli faremo notare con educazione le nostre esigenze. Una cosa che ho sempre apprezzato moltissimo in tanti anni di vacanze da queste parti, è che non ho mai dovuto lamentarmi del loro comportamento con le ragazze italiane: sempre educati e rispettosi, anche con quelle prive di accompagnatore. Sembra che abbiano una specie di sesto senso per capire esattamente fino a che punto di confidenza si possono spingere e non lo superano mai. Piuttosto fanno la figura dei timidoni. Altra cosa è invece quando per qualche motivo possono nascere discussioni, ad esempio con l’agenzia o con il capitano. In questo caso, se una delle nostre connazionali si sentirà in dovere di dire la sua, si creerà una situazione molto strana, perché da queste parti le donne hanno un ruolo che non contempla relazioni d’affari e trattative economiche. Quindi si può creare una situazione per certi versi grottesca, nella quale la donna italiana protesta col turco e il turco non le rivolge la parola, interagendo soltanto con gli uomini e causando l’escalation dell’incazzatura della gentile signora, che oltre al danno deve subire la beffa di non essere presa in considerazione. Sono situazioni limite che ho vissuto solo un paio di volte, ma sono servite da lezione per capire la mentalità di questo popolo e conviverci al meglio. Spesso i membri dell’equipaggio (soprattutto il capitano) sono appassionati pescasub, magari un po’ approssimativi nelle tecniche e nelle attrezzature, ma che spesso si riscattano con le palamiti, le reti, la traina, ecc. Hanno tutti il grosso problema della carenza cronica (soprattutto a causa dei prezzi per loro elevatissimi) di attrezzatura e pezzi di ricambio. Li farete felici se, prima di partire, gli regalerete qualche accessorio che non vi serve più. Se poi avete una muta che non usate più, ma in buone condizioni, portatela: riuscirete sicuramente a venderla a qualcuno per una cinquantina di euro.
Buon viaggio!
Massimo Profeti
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